Cani e bambini: regole d’oro per una felice convivenza

Cani e bambini: regole d’oro per una felice convivenza cover
Foto di repertorio

È una relazione che infonde rispetto, lealtà, amicizia, fedeltà. Regala emozioni forti ed indelebili al trascorrere del tempo, permette ai cuccioli d’uomo di responsabilizzarsi e getta le basi per essere adulti migliori stimolando empatia ed una maggiore sensibilità anche verso chi è diverso da noi. Il rapporto tra cani e bambini regala tutto questo e molto di più.  Fido – così come gli altri animali – è dunque un vero e proprio maestro di vita per i bimbi ma affinché questo rapporto sia appagante per entrambi, è indispensabile educare tanto i cani quanto i bambini.

Spesso, infatti, i primi si ritrovano a dovere sopportare comportamenti scorretti quando non dispetti e talvolta angherie da parte dei più piccoli che, spesso, non vengono ripresi dai genitori. Quante volte dopo l’attacco ai danni di un bambino da parte del cane di famiglia le pagine di cronaca parlano superficialmente di “aggressioni improvvise”. In realtà per la maggior parte delle volte si tratta di episodi non solo prevedibili ma evitabili.

Bimbi che cavalcano i loro beniamini a quattro zampe come fossero piccoli pony, tirano loro la coda, gli gridano nelle orecchie, li svegliano mentre dormono o, semplicemente, li abbracciano continuamente per dimostrare loro affetto ma avvalendosi del linguaggio sbagliato: alla base di aggressioni da parte di Fido c’è una mancata o corretta relazione. Da una parte, i cani hanno, infatti, un linguaggio corporeo preciso che spesso non è correttamente interpretato nemmeno dagli adulti. Dall’altra, ai bambini, spesso, si permette qualsiasi atteggiamento nei confronti del cane dal quale ci si aspetta che possa sopportare in eterno.

Bambini che abbracciano continuamente il cane, bimbi che pestano i piedi a Fido e gli salgono in groppa sono solo gli atteggiamenti più diffusi”, spiega Monica Leonardi, istruttore formatore Csen dell’associazione “La furiosa”, dalla lunga esperienza anche nel recupero di quattro zampe con gravi episodi di mordacità. Anche in questo caso, generalmente il cane prima di arrivare al morso comunica il proprio disagio con segnali di ansia e stress che però, tuttavia, non vengono generalmente riconosciuti dai proprietari. “Il cane comunica con 30 di questi segnali – continua Leonardi -, il problema è saperli riconoscere.

Una mia cliente – esemplifica – aveva un cane corso che la bimba piccola abbracciava continuamente. Anche se io avvertivo la madre che prima o poi il cane avrebbe dato una “pinzata” alla bimba perché esagerava, lei non vedendoli mi rispondeva “ma no, lui è tanto bravo”. Il cane, che invece comunicava in tutti i modi che non ne poteva più, dopo sei mesi ha dato una pinzata nell’orecchio alla bimba. Solo in quel momento la mamma ha capito che aveva sbagliato ad educare sua figlia”. Generalmente i quattro zampe hanno una capacità di sopportazione molto più elevata della nostra ma tutto ha un limite: “I cani hanno una loro bolla prossemica, un loro modo di comunicare. Sembra, invece, che tutti abbiano il diritto di abbracciarli: perché? Quando noi giriamo per strada non abbraccio la gente che non conosciamo e se qualcuno lo fa con noi, alla terza persona sconosciuta che lo fa, reagiamo. Pensiamo dunque a quanto sono tolleranti i cani. È poi ovvio che da razza a razza cambia il grado di tolleranza”.

Alla base di molti episodi aggressione c’è poi una mancata, corretta, socializzazione tra i piccoli di casa e Fido. I cani, infatti, non riconoscono i bambini come gli adulti. “Tutti i cani – afferma Leonardi – se non vengono socializzati entro una certa età, in genere entro i 7 mesi, a tutti gli esseri umani ovvero neonati, bambini, adulti, anziani, non li sapranno distinguere. Non sanno che il bambino sarà un adulto da grandi perché ognuna di queste figure hanno movimenti, odori e vocalizzi diversi che loro devono imparare a riconoscere. Quindi, soprattutto cani di una certa mole, cani più predatori rispetto ad altri, se non hanno mai interagito con un bambino potranno ad esempio scambiarlo per una preda”. Contesti per noi assolutamente tranquilli e di routine potrebbero non essere percepiti come tali da Fido. “Potrebbe ad esempio capitare che un bimbo piccolo che corre incontro al genitore per essere preso in braccio, venga atterrato dal cane che non ha mai conosciuto o interagito con i bambini e talvolta arrivi persino ad ucciderlo per correre in difesa del proprietario. Il bambino ha infatti movimenti, odori, suono della voce che lui non riconosce come pattern sociali disponibili. In passato ho lavorato, ad esempio, su un terranova che sbranava gli anziani perché non li aveva mai conosciuti, non ne riconosceva i movimenti o l’odore e lui andava in predazione per proteggere la sua padrona.” Dunque, tutto passa dalla conoscenza dell’altro individuo. “Se voglio ad esempio far convivere un Husky, razza di cane famosa per sterminare galline, proprio con queste ultime, sarà indispensabile fargliele conoscere fin da cucciolo, farlo interagire con loro affinché il cane le riconosca proprio come pattern sociale disponibile. Allo stesso modo, se io ho una cane che vive sì in casa ma chiuso in un recinto, senza avere mai interagito con i bambini se non magari vedendoli fuori dal cancello o magari spesso e volentieri quando ci sono bambini lui è chiuso, e facile che se una bimba scavalcasse il cancello potrebbe facilmente nascere la tragedia”. Spesso gli epiloghi peggiori non sono legati alla volontà del cane di uccidere. “Può capitare che il cane nel rimproverare il bimbo come farebbe come un cucciolo della sua specie, purtroppo lo uccida perché la pelle degli umani è molto più delicata. Lo stesso atteggiamento nei confronti di un piccolo della sua specie non sarebbe assolutamente mortale”.

La mancata corretta interazione e conoscenza tra cani e bambini è dunque una delle cause più frequenti alla base delle aggressioni dei quattro zampe ma non l’unica.  “Spesso, quando ci sono delle aggressioni sui bambini affermano che “il cane è sempre stato con i bambini”. Non è sempre così: bisogna vedere innanzitutto se ha interagito con il bambino o meno. Quando attaccano i bambini in realtà c’è sempre un’altra storia dietro: o una patologia oppure cane e bambino non interagivano veramente oppure quel bimbo era insopportabile ed il cane aveva già avvisato mille volte senza che questi segnali fossero colti da qualcuno. Quindi possiamo dire che se si vuole un cane equilibrato che non abbia problemi con gli altri animali o con quelli che mi interessa di più socializzarlo, a persone o bambini, devo fargli fare un percorso specifico di conoscenza preferibilmente entro i 7 mesi di vita”.

 

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